Le Nostre Presenze

La Provincia religiosa di Napoli dei Frati Minori Conventuali, detta di Terra di lavoro, è intitolata al Serafico Padre S. Francesco ed ha personalità giuridica con il titolo di Provincia di Napoli dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali con sede giuridico-legale in Napoli, Convento San Lorenzo Maggiore, via Tribunali 316; geograficamente comprende il territorio civile della Campania e della Basilicata ed è costituita dai conventi canonicamente eretti e dalle parrocchie affidate dai Vescovi.

Ha una Custodia provinciale nelle Filippine, con il titolo Custodia dell’Immacolata e del Beato Bonaventura da Potenza, approvata nel Capitolo Provinciale straordinario del 1989 ed eretta canonicamente il 21 aprile 1989 con decreto del Ministro Provinciale.

(sospeso per instabilità strutturale)

Antico insediamento minoritico, forse dei primi decenni dell’Ordine nel Napoletano, ebbe stretti contatti con lo Studio di San Lorenzo Maggiore di Napoli ed ospitò, come docenti, maestri celebri come Pietro da Gaeta e Pietro Borbelli (1326). Frequentarono lo studio aversano S. Francesco Antonio Fasani e i Bb. Bonaventura da Potenza e Antonio Lucci da Agnone. Comunità religiosa e attività di studio fiorirono fino alla soppressione napoleonica (1809); vi si celebrarono circa 20 capitoli provinciali.

La città di Aversa diede all’Ordine insigni maestri, uomini di governo e religiosi distintisi per la santità di vita. Nel 1840 vi fu un tentativo di ritorno dei frati dal convento napoletano di S. Lorenzo Maggiore, ma fu tutto travolto dalla soppressione italiana (1860-66).

Ad Aversa i frati ritornarono nel 1928, non in questa antica casa, ma nel convento di S. Girolamo, monastero abitato dalle Clarisse fino al 1913 e dagli Osservanti della Provincia di S. Giacomo della Marca fino al 1928. I Frati lasciarono convento e chiesa nel 1992 per ritornare all’antico convento di S. Antonio; la chiesa era già stata affidata alla nostra Provincia dal settembre 1986. Attualmente, per problemi di stabilità muraria, la comunità non è presente.

Il 3 luglio 1966 il Vescovo benediceva una cappellina dedicata a San Francesco nel Centro Sociale di Baia Domizia, dove si cominciò a prestare attività di pastorale domenicale. Nell’ottobre 1966, moriva il parroco di Centore e i frati cominciarono a curare anche la Parrocchia di S. Caterina, già operante dal 1962.

Nel 1967 il Ministro generale eresse la casa religiosa nel convento di Baia, con attenzione pastorale anche a Centore e Casamari. A Baia la parrocchia fu eretta nel 1968, ma Centore restava un punto di appoggio fino al 1978, quando la comunità si trasferì a Baia, nonostante la Chiesa non fosse ultimata.

Il convento risale alla prima metà del secolo XIII, ma presto si distingue per le attenzioni dei Papi nella lotta contro Federico II († 1250) fino a diventare centro Custodiale (1260). Il complesso andò soggetto a vari terremoti, che portarono alla necessità di riprese e restauri fino a tutto il sec. XVIII, quando si giunse all’attuale struttura conventuale dei due chiostri sul fianco sinistro della Chiesa gotica.

Nel 1860 fu occupato dai garibaldini, i religiosi espulsi e la trasformazione in caserma avvilì totalmente la sacralità del luogo. I Frati vi tornarono nel 1959 e, dopo ripetuti restauri, dal 1976 il Convento fu sede del Postulato della Provincia fino al 2017, ad eccezione del periodo di Casa Mariana (1985-88).

Il convento fu fondato, secondo la tradizione, nel secolo XIII; è appartenuto fino alla soppressione napoleonica alla Custodia barlettana della Provincia di S. Nicola; di essa fu sede di tre Capitoli provinciali.

Nel 1954 il Vescovo diocesano Mons. Domenico Petroni permise il ritorno dei frati a Melfi nel loro antico convento, con l’obbligo di curare anche la parrocchia cittadina di S. Lorenzo (fino al 1977).

Attualmente i religiosi curano la comunità parrocchiale di S. Maria del Carmine e la Badia di San Michele ai Laghi di Monticchio.

La tradizione vuole che il primo luogo a Montella sia stato accettato dal Serafico Padre, nel 1222, quando gli fu offerto dai cittadini, che erano rimasti ammirati dalla santità di frate Francesco e dei suoi compagni. Alla primitiva chiesa, si sostituì quella del ‘500 dedicata all’Annunziata e poi quella barocca monumentale, ultimata e consacrata il 18 giugno 1769. Con la soppressione tutto rimase in abbandono.

Nel 1872 il convento e la Chiesa furono ceduti dallo Stato al Comune perché venissero trasformati in cimitero e in usi di beneficenza. I religiosi vi fecero ritorno nel 1933 quando il Comune cedette i locali ai religiosi in uso perpetuo. La casa fu per molti anni sede del noviziato della Provincia e nel quinquennio 1934-39 ospitò lo studentato liceale. Il convento è stato completamente restaurato secondo le strutture cinquecentesche dopo il terremoto del 1980. Attualmente nei locali del chiostro del ‘700 vi è il Museo zonale con laboratorio di restauro, mentre il fabbricato nuovo, costruito nel decennio 1960-70, già sede della Comunità montana, è attualmente adibito a casa di accoglienza per i gruppi ecclesiali, in particolare per l’animazione della Pastorale giovanile e vocazionale.

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Fu fondato nel 1956, a ricordo del 1° centenario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione e delle apparizioni a Lourdes. La Chiesa fu inaugurata il 5 luglio 1964 ed elevata subito a Parrocchia. É stata sede della Cattedra francescana fino al 1988.

Negli ultimi anni la Chiesa è stata arricchita di un organo a canne e di vetrate istoriate. Nel 2016 vi furono traslate in forma solenne le spoglie del Fra Egidio Imperato († 1964), ideatore, insieme alla comunità, del progetto di una chiesa nel quartiere del Vomero.

Una tradizione attendibile ricorda, in questo luogo, una chiesetta edificata dopo il primo miracolo della liquefazione del sangue di S. Gennaro, durante la traslazione delle reliquie da Pozzuoli a Napoli. Nel tardo Medioevo i Cistercensi ebbero qui una loro grancìa travolta dalle soppressioni napoleoniche (1808- 1811). Con la restaurazione e il Concordato di Terracina (1818) fu assegnata alla nostra Provincia religiosa, che dovette abbandonarla a seguito della soppressione italiana del 1866.

I religiosi vi ritornarono il 4 settembre 1920 dopo averla acquistata nel marzo dello stesso anno. Fu la prima casa riaperta a Napoli dopo le vicende soppressive e, fino al 1937, anche l’unica. Dal 1934 al 1949 fu sede del Ministro provinciale; oggi chiesa e convento sono stati restaurati a causa dei danni subiti durante il terremoto del 1980, e vi si continua una lunga tradizione di pietà e venerazione alla Madonna di Pompei, onde dal popolo è conosciuta anche con l’appellativo di «Piccola Pompei». Futura Casa di accoglienza per i genitori dei bambini ricoverati al Santobono.

A Napoli, dopo l’insediamento di S. Maria Assunta a Porto Pisano, è il secondo luogo dei Minoriti e il primo convento della città partenopea. Nell’intera Provincia di Terra di Lavoro, dopo le stazioni che si richiamano al viaggio penitenziale di frate Francesco al Gargano (1222), viene dopo il ricordato di S. Maria Assunta (1217), Ischia (1225), Cassino/Fiume Rapido (1230), Aversa (1230-32) e Paterno/Eboli (1233). Pertanto, tra quelli databili con sicurezza, S. Lorenzo Maggiore di Napoli è il sesto Convento della Provincia di Terra di Lavoro.

Fondato nel 1234, per donazione fatta dal Capitolo di Aversa dell’antica Chiesa e locali annessi, a richiesta di fra Nicola di Terracina, Ministro Provinciale, crebbe nel giro di pochi anni grandioso e fiorente per santità, scienza ed arte. Nel 1266, sull’antica chiesa paleocristiana, fu costruita l’attuale grandiosa chiesa gotica, nella quale si sono moltiplicate le tombe nobiliari.

Non meno gloriosa è la storia dello studio generale che vide avvicendarsi sulla cattedra insigni Maestri e religiosi di santa vita tra i quali San Ludovico d’Angiò, San Giuseppe da Copertino, il B. Bonaventura da Potenza, il B. Antonio Lucci, i Venerabili Giuseppe Cesa e Bartolomeo Agricola ivi sepolto. I religiosi furono espulsi con la soppressione francese e italiana; vi poterono fare ritorno il 27 novembre 1937, quando per interessamento di Umberto di Savoia riebbero le celle che circondano il chiostro.

Molti lavori di restauro si sono effettuati nell’ultimo decennio sia in Basilica che nel Convento per il Giubileo del 2000. Oltre agli Scavi archeologici, il Complesso ospita il Museo dell’Opera, inaugurato due anni fa, che abbraccia oltre duemila anni di storia.

Dal 1951 la Chiesa è sede di Parrocchia. È sede giuridico-legale della Provincia di Napoli dei Frati Minori Conventuali.

Antico luogo di pietà cristiana, dedicato a S. Maria delle Grazie, l’attiguo Convento fu fondato nel 1585, per munificenza del nobile napoletano Girolamo De Fazio. Fu soppresso il 7 agosto 1809, nuovamente chiuso nel 1866, fu destinato a carcere, scuola e a municipio.

I Conventuali, rimasti ad officiare la chiesa, ora denominata di S. Antonio, si adattarono in poche stanze e riscattarono il giardino, dove, nel 1951-52, costruirono dei locali adibiti prima ad orfanotrofio e poi a Seminario.

Nel 1972 la Chiesa è stata eretta in Parrocchia e il convento è stato notevolmente restaurato e riadattato. Nei primi decenni del secolo XX, nel terzo Ordine di Barra visse ed operò, sotto la guida spirituale di P. Michele Abete († 1964), la Serva di Dio Madre Claudina Russo, fondatrice, poi, delle benemerite Figlie della Visitazione.

Il complesso conventuale di S. Antonio, con la sontuosa chiesa gotica, è legato ai nomi di Guidone († 1256) e Pietro Filangieri († 1290), databile alla metà del sec. XIII, mentre l’iniziale struttura gotica della chiesa, nei secoli XVII-XVIII, fu fasciata da stucchi barocchi, probabilmente al tempo del noviziato del Beato Bonaventura da Potenza (1966-67).

Fu sede di due capitoli provinciali, 1584 e 1685, e nel 1808 il convento fu chiuso a seguito della soppressione napoleonica e trasformato in caserma fino al 1943. I religiosi vi ritornarono, dopo lunghe pratiche, il 27 maggio 1951.

Nei locali del piano terra sono ospitati il Museo archeologico dell’Agro Nocerino-Sarnese e la Biblioteca della Provincia di Salerno. Sede del Seminario fino al 1979, sono poi stati effettuati lavori di restauro e di riammodernamento del convento e della Chiesa. Dal 1994 è sede operativa del Ministro Provinciale.

Il convento richiama le sue origini ad una presenza del Serafico Padre, che avrebbe fatto sgorgare una sorgente d’acqua (= Pozzo) per il sollievo dei viandanti. Una prima stazione minoritica si può determinare nella seconda metà del sec. XIII, più tardi riconosciuta come convento con il Breve Apostolico dell’11 marzo 1337 con il quale Benedetto XII concedeva al nobile napoletano Gualtiero Galeotta di erigere un conventino.

Dopo l’eruzione del Vesuvio del 1631, che distrusse la locale parrocchia di S. Maria delle Grazie, la nostra chiesa funse da parrocchia fino all’inaugurazione della nuova chiesa dedicata a S. Ciro. Nel 1585 venne eretta nella chiesa la Congrega dell’Immacolata, costretta a sloggiare nel 1738. I religiosi, espulsi dalla soppressione del 1809, vi ritornarono presto ed accolsero in convento l’esule Pio IX (4 ottobre 1849). Nuovamente espulsi nel 1866, vi rimase il Servo di Dio P. Salvatore Jovino da Nola († 1909), come rettore della Chiesa. Il convento fu riscattato completamente nel 1934 e per un ventennio ospitò il seminario teologico, poi il ginnasio dal 1954 al 1976. La chiesa è Parrocchia dal 1980.

Dal Trattato dei miracoli del Celano risulta che nel 1240 a Potenza esisteva un romitorio francescano e una chiesetta nella quale un canonico, di nome Ruggiero, fu miracolato dal Santo e divenne amico devoto dei francescani. Il grande convento di S. Francesco fu fondato nel 1265 e l’attuale chiesa è del 1274. Il convento fu sempre tra i più importanti della Provincia ed ospitò nel 1534 un Capitolo provinciale. Tra i religiosi illustri vi è il B. Bonaventura da Potenza. I frati furono cacciati a seguito della soppressione napoleonica e all’indomani del ritorno dei Borboni, la Chiesa, già concessa dal Murat alla Confraternita del Pio Monte dei Morti, fu da Ferdinando II data a questa in proprietà.

Il convento invece fu in parte demolito e in parte trasformato in carcere femminile, poi in Prefettura e quindi in Tribunale. I nostri frati vi ritornarono il 24 ottobre 1944, con il beneplacito del Vescovo diocesano Mons. Augusto Bertazzoni e della Confraternita. Nel 1953 la Chiesa fu liberata dalle antiche sovrastrutture barocche e riportata al volto semplice e severo delle origini. Dal 1986 i religiosi curano la parrocchia intitolata al Beato Bonaventura da Potenza, affidata in perpetuo alla Provincia.

La tradizione richiama il Serafico Padre alle origini del convento; egli, venuto ad Amalfi (1222) per venerare le reliquie di S. Andrea, ivi traslate nel 1208, si sarebbe portato a Ravello, in un luogo detto Ponticeto, dove esisteva una chiesetta dedicata a S. Giovanni Battista.

Una struttura conventuale più stabile la si conosce tra la fine del sec. XIII e gli inizi del XIV, contemporanea o di poco posteriore al locale Monastero delle Clarisse. Soppressa a seguito della costituzione Instaurandae del papa Innocenzo X (1652) per l’esiguità dei proventi, insufficienti a mantenere decorosamente sei religiosi, fu restituita all’Ordine nel 1710. D’allora i religiosi sono rimasti ininterrottamente.

Il convento fu in buona parte occupato dal locale Comune, mentre nell’altra ala vi rimasero i religiosi. Nel 1931 convento e giardino furono riscattati dai religiosi, che nel 1950 misero mano ai lavori di ampliamento. Nella chiesa sono venerate le spoglie del B. Bonaventura da Potenza († 1711)  e del servo di Dio fr. Donato Antonio Del Guercio († 1744); vi sono sepolti fr. Bonaventura Mansi († 1964), Vicario generale dell’Ordine (1948-1954), poi Ministro Provinciale (1955-1964), benemerito per aver salvato Assisi dall’orrore della guerra, e suo fratello Antonio († 1918), confondatore della Milizia dell’Immacolata.

Il Convento è stato sede del primo seminario serafico della Provincia religiosa fino al 1970. Negli anni ’80 è stata inaugurata una Biblioteca che si è sempre di più imposta nell’ambiente culturale della zona. Nel 1995 sono stati eseguiti significativi lavori nella sala adiacente la chiesa per una migliore esposizione e venerazione delle reliquie del Beato.

La presenza dei nostri religiosi a Salerno risale al 1238 con la costruzione della struttura dedicata al Serafico Padre per opera dell’abate Giovanni di S. Nicola e dei fedeli. Il convento fu ampliato nel 1412 dalla regina Margherita di Durazzo e i religiosi vi abitarono fino alla soppressione napoleonica del 1808.

Il ritorno in Salerno risale al 26 febbraio 1995 nella Parrocchia di San Gaetano.

La primitiva chiesetta di S. Maria delle Grazie è sorta prima del 1446. Il convento era una grancìa di San Lorenzo Maggiore e nel 1567 vi fu aggiunto come titolare S. Bernardino da Siena. Fu fondato con l’autorizzazione da fra Ludovico da Napoli, nel 1469, per sé e per quattro religiosi e solo in un secondo momento fu incorporato nella Provincia per regolarizzarne la vita. Subì le soppressioni del 1809 e del 1866; fu ricomprato nel 1895 con parte del giardino e fu sede del Ministro provinciale negli anni 1922-34. Fu casa di noviziato dal 1929 al 1932 e dal 1935 al 1938 e, da quell’anno, sede del seminario maggiore. Nel 1976 S. Ecc. Mons. Guerino Grimaldi, Vescovo di Nola, ha concesso alla nostra Provincia la Parrocchia di S. Antonio con sede nella nostra chiesa.

Dal 1985 al 2009 il convento è stato sede del Centro regionale OFS e GiFra.

Nel 1988 vi furono traslate in forma solenne e con grande partecipazione di popolo le spoglie del p. Michele Abete († 1964).